Nan Goldin (“I’ll be your mirror” – BBC 1995)

Breve film considerato uno dei documenti più articolati riguardo la storia ed il lavoro dell’artista statunitense Nan Goldin.

La carriera dell’artista è rappresentata dagli esordi (primi anni ’70) fino alla metà degli anni ’90, periodo in cui si proporrà in ambito internazionale come una delle figure più interessanti nell’ambito fotografico.

Nan Goldin ci racconta un po’ della sua vita passando dai suoi esordi bostoniani alla esuberante New York degli anni ’70 e ’80 senza tralasciare gli aspetti meno gradevoli della controcultura giovanile di quegli anni.

L’opera, il cui titolo è tratto da un brano dei “The Velvet Underground”, è una sorta di diario che si avvale di una combinazione di video, fotografie e interviste per renderci partecipi di una romantica sofferenza.

Presentato al Festival Internazionale di Edimburgo e al Berlino Film Festival e ha vinto il Premio Speciale della Giuria al Prix Italia e il Premio come Miglior Documentario al Montreal Festival of Films and Art.

(Regia: Nan Goldin, David Armstrong, Edmund Coulthard)

Primo link del documentario su youtube:

http://www.youtube.com/watch?v=BUIAsWsqiyk

Biografia dell’artista (fonte: Wikipedia):

Nan Goldin nasce a Washington DC nel 1953 ma cresce a Boston, dove frequenta la School of the Musem of Fine Arts. Vive a New York dal 1978, dove si è affermata come una delle maggiori esponenti di un’arte a favore di una identificazione completa tra arte e vita.

Fino dall’età di diciotto anni usa la fotografia come un “diario in pubblico”, per questo l’opera di Nan Goldin è inseparabile dalla sua vita. Segnata dal suicidio della sorella diciottene Barbara Holly il 12 aprile 1965, è proprio fotografando la propria famiglia che inizia il suo lavoro fotografico. In seguito rimane molto vicina all’album di famiglia sia per la tecnica che per i soggetti scelti.

Nel 1979, iniziando dal Mudd Club di New York, l’artista comincia a presentare le sue immagini con una proiezione di diapositive accompagnate da una colonna sonora punk: Ballata della dipendenze sessuale diffuso nei musei in più versioni.Le foto, anche se danno l’impressione di essere state rubate, non sono mai scattate con il soggetto troppo vicino all’obiettivo per risultarne sorpreso.

Vi si vede il suo entourage subire il travaglio della vita: vecchiaia, amore, morte, infanzia si succedono nei pochi secondi della proiezione prima dell’immagine successiva. Questo gruppo di persone a lei vicine di cui molte sono scomparse risulta ghermito in una congiura orchestrata dalla morte.

Nan Goldin osserva la parte trasgressiva e nascosta della vita della città con un approccio intimo e personale. I ricordi privati divengono opere d’arte solo dopo la decisione di esporli. Ritrae amici e conoscenti, ma anche se stessa come nel celebre Autoritratto un mese dopo essere stata picchiata. Il suo stile diventa un’icona della sua generazione difficile ed esso assume un’ulteriore svolta dopo la diffusione dell’AIDS che mette in discussione la sua fiducia nel potere delle immagini rendendole chiaro che esse le mostravano solo coloro che aveva perso. La Goldin intende le foto che documentavano la vita quotidiana dei suoi amici sieropositivi in funzione di valenza sociale e politica, e come attivista di Act Up organizza la prima grande mostra sull’AIDS a New York nell’89.

Nan Goldin fa parte del gruppo detto dei cinque di Boston (Five of Boston) e il suo lavoro è considerato rilevante nell’ambito della fotografia contemporanea, come Terry Richardson e Wolfgang Tillmans.

I sometimes don’t know how I feel about someone until I take his or her picture…”

“There is a popular notion that the photographer is by nature a voyeur, the last one invited to the party. But I’m not crashing; this is my party. This is my family, my history.”

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Informazioni su Massimiliano Perasso

http://www.massimilianoperasso.it http://www.massimilianoperasso.com

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